Ha un controllo estremamente preciso delle rampe di temperatura, una filtrazione delle trebbie molto performante che evita blocchi e torbidità ed una resa della concentrazione di mosto nettamente superiore alla media.
Birrificio Manerba è stato il primo in Italia ad investire in un impianto di produzione Kaspar Shulz di Bamberga, azienda tedesca tra le più antiche e prestigiose del panorama mondiale. Una scelta fatta fin dall’inizio (1999) che ben rappresenta il nostro approccio: una continua ricerca dell’eccellenza per garantire qualità senza compromessi.
Nella vasta cantina del birrificio (24 tini tra fermentatori e maturatori per un totale di quasi 80.000 litri di capacità) le fermentazioni vengono gestite altrettanto meticolosamente e costantemente monitorate.
I serbatoi sono coibentrati per mantenere l’isolamento termico e vengono raffreddati tramite un sistema a glicole (liquido refrigerante che ricircola all’interno della parete del tino); ciò consente di modulare la temperatura nel dettaglio a seconda dello stile di birra e della fase di fermentazione.
La forma troncoconica dei fermentatori, abbinata al rispetto delle adeguate tempistiche, permette una sedimentazione del lievito naturale ed efficace, senza dover ricorrere a metodi più invasivi come filtrazioni e centrifughe.
Dove richiesto dalla tipologia, al termine della fermentazione la birra viene trasferita in maturatori e mantenuta per mesi a bassissime temperature (processo di lagering) per affinarne limpidezza, stabilità organolettica ed eleganza gustativa.
Al momento del confezionamento la birra può prendere diverse direzioni:
infustata in birrificio per poter essere servita direttamente alla spina di un locale tramite fusti d’acciaio riutilizzabili (o monouso nel caso di spedizioni molto distanti);
trasferita nell’edificio adiacente tramite un condotto sotterraneo fino al sistema di imbottigliamento marchiato GAI, anch’esso garanzia di altissima qualità tecnica;
per le lattine viene impiegato un metodo similare tramite un impianto modulabile.
Tutti i passaggi vengono gestiti rigorosamente in isobarico, ossia si sfrutta l’anidride carbonica prodotta dalla birra stessa durante la fermentazione per gasarla naturalmente fino al livello desiderato; successivamente si utilizza la spinta del gas per trasferire e confezionare evitando qualsiasi contatto con l’ossigeno (che andrebbe ad ossidare il prodotto).
Questo sistema di gasatura è alternativo alla rifermentazione con zucchero e lievito, qui utilizzato solo per coerenza stilistica in alcuni stili belga.